Translate

martedì 30 agosto 2011

UNO DE LIBRI PIU' DIVERTENTI CHE ABBIA MAI LETTO



ZIA MAME, il romanzo per un' estate da ridere

PRIMA PAGINA(RECENSIONE)
QUANDO (nel 1955) Zia Mame di Patrick Dennis venne pubblicato negli Stati Uniti, vendette due milioni di copie (oggi sarebbero almeno cinque), e rimase per 122 settimane nelle classifiche dei best seller. Mi auguro che un successo simile bened i c a l ' e d i z i o n e i t a l i a n a (Adelphi, a cura di Matteo Codignola, pagg. 380, euro 19,50). Zia Mame incanta, seduce, diverte sia i lettori colti sia la grande massa dei cosiddetti lettori comuni. Da molti anni non ridevo tanto. Patrick Dennis abolisce (sembra abolire) tutto ciò che è pensiero, sentimento, dolore;e si abbandona a una grandiosa esaltazione e glorificazione del comico, come se nulla d' altro esistesse nella vita. Quasi sempre i libri che fanno ridere sono belli: perché il riso è una delle massime divinità dell' esistenza e della letteratura. Qui sono presenti quasi tutte le forme del comico: il rabelaisano, il dickensiano, la farsa, il vaudeville, il film con le torte in faccia, sebbene quella dickensiana sia di gran lunga preponderante. Ora Zia Mame è una torta di marzapane, piena di liquorie di marmellate: una torta pesantissima, che all' improvviso balza nell' aria e vola velocissima e senza peso. Ora è un timido squillo: il riso sembra vergognarsi di sé stesso, e poi si scatena, viola qualsiasi limite, e ci lascia esausti e con gli occhi pieni di lacrime. Patrick Dennis ama moltissimo le chiacchere dei suoi personaggi: i dialoghi dissennati, che non finiscono mai; i passi dove la lingua è più mobile, vivace ed assurda. "Grandi sorsate di parole sono per lui" (Chesterton lo diceva di Dickens) "come grandi sorsate di vino, pungenti e rinfrescanti". "Quando racconta, continua a parlare: pensa che il racconto sia una forma superiore di conversazione, e cerca di comunicarci l' estro della parola parlata, il suo vagabondare, perdersi, dimenticarsi, esplodere. Sebbene non lo dica mai chiaramente, cerca di persuadere i suoi lettori che la vita è una cosa infinitamente allegra, lieta e festosa. Sa benissimo che è una menzogna: molto di rado la vitaè lieta,e non lo fu certo per lui, se andò a finire in un ospedale psichiatrico. Ma, per tutto il libro, perseverò eroicamente nella sua menzogna, facendo sobbalzare ogni forma di riso. Fino ad oggi, certo per mia colpa, non avevo mai sentito parlare di Patrick Dennis. In realtà, aveva un nome molto più pomposo, Edward Everett Tanner III, che lo faceva assomigliare ad un imperatore del Sacro Romano Impero. Lui lo sveltì e lo alleggerì. Non era quel che si chiama uno scrittore di professione: non apparteneva al corteo di geni che da Omero conduce sino a Proust e a Kafka. Era una di quelle figure pittoresche, così frequenti negli Stati Uniti, che vivono contemporaneamente nel mondo dell' editoria, del teatro, del giornalismo, della letteratura e del cinema, e sembrano badare soltanto a far soldi. Solo che, per lui, fare soldi era una cosa estremamente seria e grave, ed impegnava il suo grande talento e la sua cultura. Dopo aver combattuto in Italia nella seconda guerra mondiale, Patrick Dennis entrò in un' agenzia letteraria, dove preparava schede di lettura. Lavorò per una piccola casa editrice. Scrisse, a nome di altri, romanzi e raccolte di aneddoti. Preparò articoli serissimi per una rivista serissima come Foreign Affairs, e un libro sulle tattiche del comunismo. Quando scrisse Zia Mame, il libro venne rifiutato da diciannove editori, che lo giudicavano invendibile, e che dovettero ricredersi amaramente quando rimase per più di due anni nella classifica dei best seller. Trasformato in commedia, e interpretato a Broadway da Rosalind Russell, Zia Mame ebbe un grandissimo incasso. Poi Dennis compose l' autobiografia di una diva del burlesque, del muto, di Broadway e di Hollywood, col titolo Belle Poitrine; e Genius, dove si prese gioco dei film troppo colti. Tentò il suicidio: venne ricoverato d' urgenza in un ospedale psichiatrico: si diede il nome di Psychopatrick: si trasferì a Città del Messico, gestì una galleria d' arte, e finalmente fece il maggiordomo, certo squisito e competentissimo, col nome di Edward Tanner. Quanto mi sarebbe piaciuto vederlo. * * * Sullo sfondo di Zia Mame, appare la fine degli anni venti: quel periodo folle e leggendario, che Dennis rievoca con grande fedeltà e precisione. Tutti, allora, erano (o sembravano) ricchi: tutto era ostentata e smisurata ricchezza; ma questo eccesso di vita e di oggetti assume, nel libro, una graziosa e futile leggerezza. Era il mondo di Zia Mame, che ne trasse il suo nutrimento. Ora Zia Mame ci appare come una signora dagli occhi sfavillanti, avvolta in una mantella spagnola, e con una rosa dietro l' orecchio: ora come una bambola giapponese, coi capelli cortissimi, la frangetta dritta che lambisce l' arco accentuato delle sopracciglia, con un abito di seta a ricami d' oro, pantofoline d' oro, e unghie lunghissime coperte da un delicato smalto verde acqua: ora indossa un abito scarlatto e ha i polsi avviluppati in spire di braccialetti indiani; ora sembra una romantica Signora del Sud, con organza e balze, crinolina e orchidee. Passa la giornata in un turbine di acquisti, intrattenimenti, feste in casa e fuori, adeguati alla rutilante moda dell' epoca: sempre a teatro, specialmente nei teatri sperimentali,o a cene offerte da signori molto à la page, o in gallerie di statue e dipinti quasi incomprensibili. Zia Mame è incantevole. Dal principio alla fine del libro, incanta l' autore, che a tratti si confonde con lei, le domestiche nere e irlandesi, i bambini, i vecchi, gli americani del Nord e del Sud, gli stranieri e, naturalmente, incanterà tutti i lettori. Nessuno resiste al suo fascino. Appena la vede, ciascuno cade ai suoi piedi come una vittima indifesa, e farebbe qualsiasi sacrificio per lei. E' polimorfa. Recita col massimo estro tutte la parti possibili, tranne quella della donna virtuosa. Non sta mai ferma: si agita, si sposta: è quasi sempre allegra e ridente; ma, se piange, uno non riesce ad immaginare che un corpo umano possa contenere tante lacrime. Adora gli altri esseri umani; ed è sempre prontissima ad abbandonare la propria vita per gettarsi a capofitto in quella di un altro. Come Patrick Dennis, chiacchera in modo insaziabile. Impersona la parte della vittima innocente, meglio ancora dell' innocente brutalizzata, mentre macchina di nascosto le più efferate malvagità. Nessuno direbbe che è candida o ingenua: eppure lo è; e proprio questo candore e una generosità commovente la legano per sempre a tutti coloro che incontra. Quando esplose la grande crisi del 1929-1930, Zia Mame non aveva mai fatto niente: salvo lavorare come ballerina di fila in un riadattamento della rivista Chu Chin Chow. Colla crisi perse tutto. Di buona o cattiva voglia, dovette lavorare (cosa terribile) e lo fece con lo spirito, i successi e le catastrofi di Edward Everett Tanner III. Venne assunta a Vanity Fair: diventò lettrice di un editore: si occupò di decorazioni d' interni in stile rococò: divenne una f e r v i d a s o s t e n i t r i c e d e l Bauhaus: aprì un punto vendite, "dedicato a tutto ciò che è coraggioso, sperimentale, elettrizzante, nuovo, moderno": lavorò come vendeuse di vestiti: aprì un locale estremamente esclusivo, con uno chef francese, un' orchestra inglese, un portiere irlandese, un capocameriere italiano e una ballerina spagnola; vendette porta a porta pentole d' alluminio: si impegnò come segretaria di un venditore di stringhe: scrisse una tragedia greca in trenta scene, con un coro di duecento voci; vendette pattini nel reparto giocattoli di un grande magazzino. Infine sposò un bellissimo gentiluomo del Sud, Beauregard Jackson Pickett Burnside, che discendeva da quattro generali sudisti, e possedeva petrolio texano, zucchero di Cuba, moltissime azioni a New York, e miniere in Canada. Per la gioia dei suoi lettori, le avventure di Zia Mame non finiscono qui. Non oserei mai raccontarle tutte. La vediamo per l' ultima volta vestita da principessa indiana, con un sari elaboratissimo, i capelli color pervinca, molto kohl intorno agli occhi, e un segno di casta sulla fronte. Non sappiamo cosa farà: forse si incarnerà in altre zie Mame, immaginate da altri scrittori. Certo non morirà mai, immortale come Shahrazade: mentre Edward Everett Tanner III, ovvero Patrick Dennis, era morto nel 1976, a soli cinquantasei anni, "facendo conversazione". - PIETRO CITATI

L'ho letto d'un fiato e consigliato a tutte le mie amiche. Non abbiamo mai riso tanto!!...

domenica 28 agosto 2011

LA LEGGENDA DI MORGANA


Questa e' la leggenda legata al fenomeno di cui parlavo prima!..........

Questo avvenne al tempo dei conquistatori, quando i barbari scendevano in orde compatte e travolgenti verso i paesi del sole. Un'orda di questi conquistatori, dopo avere attraversato tutta la penisola, giunse al mare Ionio e si trovò davanti allo stretto che divide la Sicilia dalla Calabria. A pochi chilometri, sull'altra sponda, un'isola incantevole sorgeva, con le sue spiagge coperte di aranci e di ulivi, con un gran monte fumante - l'Etna - e una terra ubertosa e ricca. Come fare a raggiungerla? Il Re barbaro la contemplava cupidamente, stando in groppa al suo cavallo, ma davanti al mare si trovava impotente. Egli non possedeva neppure una barca: quella terra per lui era perciò irraggiungibile. Improvvisamente una donna meravigliosamente bella gli apparve davanti e gli rivolse cortesemente la parola: - Vedo che guardi con rammarico quella bella isola, la vuoi? Ecco che io te la do con le sue città, con le sue campagne profumate e coi suoi monti che vomitano fuoco. Guardala, è a due passi da te. Era d'agosto, il cielo e il mare erano senza una bava di vento, e una leggiera nebbiolina color di opale velava l'orizzonte. Improvvisamente, a un cenno della donna, una cosa miracolosa apparve agli occhi del barbaro. La Sicilia era li a due passi da lui. Guardando nell'acqua egli vedeva nitidi, come se potesse toccarli con le mani, i monti dell'isola coperti di olivi, le spiagge tutte verdi di aranci e di limoni, le vie di campagna con gli asinelli che vi camminavano, il porto di Messina con le navi, le vele, i carichi sui moli e perfino i marinai che scaricavano le merci. Con un grido di gioia il Re barbaro balzò giù da cavallo e si buttò in acqua, sicuro di poter raggiungere con due bracciate l'isola desiderata, ma l'incanto si ruppe, e il Re affogò miseramente. Quella visione era un miraggio, un giuoco di luce della bella donna sconosciuta, che altri non era se non la fata Morgana. E il fenomeno si ripete ancora oggi nei giorni calmi e limpidi di estate. Spesso in agosto e nelle calme albe settembrine, nelle acque della riva di Reggio si vede specchiato, limpido e preciso, il litorale siciliano con le case, le piante, i giardini, le navi e perfino gli uomini che lavorano nelle cale del porto.

I GIORNI DELLA FATA MORGANA



Questa settimana ho scoperto l'esistenza di un fenomeno atmosferico che si verifica da noi in Italia e di cui non avevo mai sentito parlare!
Leggete qui che roba!!

Fenomeno dell Fata Morgana.

Molte volte si sente parlare del fenomeno della Fata Morgana, ma che cos’è precisamente? Il fenomeno della fata Morgana è un miraggio che si verifica sullo Stretto di Messina, specialmente durante il periodo estivo. Quando si manifesta, un osservatore vede i contorni del territorio posti al di là dello Stretto deformati, ingranditi e fluttuanti nell’aria. Tra l’altro, variando di continuo le condizioni fisiche che inducono il fenomeno, le forme osservate cambiano aspetto continuamente, conferendo al paesaggio un’aspetto surreale.

Come si genera? Il fattore chiave alla base del fenomeno è l’indice di rifrazione dell’aria. Le condizioni più propizie allo sviluppo del fenomeno si verificano durante l’estate quando, uno strato d’aria molto caldo sovrastante le acque dello Stretto di Messina, viene sormontato da uno più freddo con proprietà ottiche differenti. Nella superficie di discontinuità si genera allora una variazione dell’indice di rifrazione che altera il percorso dei raggi luminosi in modo tale da rendere deformata ed irriconoscibile l’immagine dell’oggetto originario.
E'stato un mio cliente di origini calabresi a raccontarmi di questo strano fenomeno.Mi diceva che a lui e' capitato due o tre volte nell'arco degli anni di trovarsi a Reggio Calabria nei giorni della fata Morgana, e di vedere, quindi, le persone che passeggiavano a Messina come se fossero li' davanti a lui!!
Che dire??!! Il prossimo anno le vacanze le prenoto da quelle parti!!

lunedì 15 agosto 2011

Budino alla menta con scaglie di cioccolato


Per chi come me ama la menta , ecco la ricetta per un budino delizioso!!

Ingredienti :

1/2 litro di panna fresca
1 bicchiere di sciroppo di menta
3 cucchiai di zucchero
4 cucchiai di fecola
2 fogli di gelatina
1 bustina di vanillina
3 cucchiai di latte intero
50 gr di cioccolato
foglioline di menta


Mettere i fogli di gelatina ad ammollare in acqua
Scaldare in un pentolino la panna con la vanillina
In una ciotola a parte mescolare la fecola , lo zucchero e il latte
Aggiungere lo sciroppo di menta e unire questo composto alla panna
Far cuocere 10 minuti
Togliere dal fuoco e unire la gelatina strizzata
Versare il composto in stampini da budino
Mettere in frigo per almeno 3 ore
Sformarli in piattini da dessert, decorare con scaglie di cioccolato
e foglioline di menta

GELATERIA GROM


Se vi capita di venire a Torino, per vacanza , per studio o per lavoro, qualunque sia la motivazione non dovete assolutamente mancare una visita alla gelateria GROM!

Il gelato di grom è spettacolare! Ogni mese vengono proposti gusti diversi, d'inverno si può bere la cioccolata calda e d'estate si possono gustare delle granite fenomenali. Assolutamente da provare la Crema di Grom e i gusti alla frutta. Da non perdere il gusto del mese, sempre diverso e sempre squisito!

Potete trovare GROM in Piazza Paleocapa, nei pressi di Porta Nuova, in via Garibaldi e in via Cernaia.
(nella foto la gelateria di via Garibaldi).

L'AMETISTA



Il viola è stato considerato a lungo un colore regale, e probabilmente per questo l’ametista è stata così fortemente richiesta nel corso della storia. Le ametiste pregiate si trovano nei gioielli della Corona Reale Britannica ed erano anche le favorite di Caterina la Grande e dei reali Egiziani.
L’ametista si trova nelle miniere del Brasile, Uruguay, Bolivia e Argentina, cosi come in Zambia, Namibia ed altri paesi africani.

La leggenda sull’origine dell’ametista deriva dai miti greci. Dioniso fu un giorno offeso dagli insulti di un semplice mortale e giurò di vendicarsi sul primo mortale che avesse incrociato sul suo cammino, e creò delle tigri feroci. Nulla sospettando, passò Ametista, una bellissima fanciulla che andava a pagare il suo tributo alla dea Diana. Diana trasformò Ametista in una statua di quarzo puro e cristallino per proteggerla dagli artigli feroci. Dioniso, alla vista della bellissima statua pianse lacrime di vino per il rimorso. Le lacrime del dio macchiarono il quarzo di viola, creando la gemma che noi oggi conosciamo.
La parola Greca “amethystos” può essere letteralmente tradotta “non ubriaco” L’ ametista era considerata un forte antidoto contro l’ubriachezza, ed è questo il motivo per cui spesso i calici di vino erano intarsiati nell’ametista: la gemma simboleggia ancora la sobrietà.

Proprietà dell'Ametista
Detta anche pietra benefica è simbolo di temperanza e umanità, controlla i cattivi pensieri, acuisce l’intelligenza, sviluppa il senso degli affari e rende sobri.
Rafforza l’animo di chi la indossa, aiuta a sconfiggere paura e fobie, dona uno spirito allegro e una bella carnagione.
L’Ametista appartiene alla famiglia dei quarzi.
Le si attribuiscono dei poteri soprannaturali, é un talismano simbolo di fortuna e forza, protegge dalla malasorte, dalla nostalgia verso il paese natale, e dalle ubriacature.

L'Ametista è la Pietra Portafortuna di: leone e pesci

LONDRA



Siete in partenza per Londra e non sapete cosa visitare per prima? Vi consiglio subito la visita ai gioielli della corona. Meravigliosi!! Vale la pena andare a Londra solo per vederli!!

Ed ora un po' di storia...

Con il termine gioielli della corona (in lingua originale Crown Jewels) si intende la collezione reale di gioielli, monete e vestiti della Corona inglese. In particolare la collezione si concentra nelle corone, scettri, spade, tuniche Colobium Sindonis e tanto altro ancora. L’importanza e il valore di questi gioielli è tale da essere considerati tra i maggiori tesori esistenti (e mai esistiti) al mondo.

I gioielli sono custoditi nella celebre Torre di Londra, uno dei monumenti più famosi della capitale e uno dei capisaldi della storia inglese.

I gioielli, oggi, conservati nella Torre risalgono al periodo successivo alla restaurazione degli Stuart, in quanto parte di essi è andata persa durante il governo di Oliver Cromwell. La collezione più antica di gioielli era infatti rappresentata dal tesoro del periodo anglo-sassone di Giovanni Senza Terra (John Lackland ) nel XIII secolo.

È inoltre noto che nel 1303 i gioielli furono portati in custodia nella Torre successivamente alla loro rapina nell’Abbazia di Westminster. Dopo un altra rapina ad opera del noto Thomas Blood i gioielli vennero custoditi in una parte della Torre conosciuta con il nome di “Jewel House” che ne garantiva la difesa armata. Da allora i gioielli della corona risiedono nella Torre di Londra.

Nella parte oggi conosciuta come ‘il salone d’ingresso’ si ammira la collezione rappresentata dalle mazze e dalle spade di Stato e di Giustizia, ordini cavallereschi e altre decorazioni di Stato.

Proseguendo verso la parte bassa della Torre, in quello che è il ‘sotterraneo’ troviamo la collezione di maggior prestigio come la Corona Imperiale del 1937, un magnifico esemplare di oltre 2700 diamanti accompagnato da centinaia di perle e zaffiri, smeraldi e soprattutto dal celebre diamante ‘la piccola Stella d’Africa’ di 317 carati, anche conosciuto con il nome di Black Prince's Ruby. La corona è indossata, per tradizione, durante la conclusione della cerimonia di incoronazione, oltre che per l’inaugurazione annuale del Parlamento inglese.

Altri gioielli importanti presenti includono la corona della regina madre moglie di Giorgio VI (e madre dell’attuale Elisabetta II), nota per includere il famoso diamante Koh-i-Noor (del 1937), la grossa corona di St Edward del 1661, che si presenta, splendida, in oro, disegnata con croci e fiori di lilla, con due arcate superiori, e ricoperta di 444 pietre preziose. Anch’essa usata per diverse incoronazioni, è tuttavia ritenuta troppo pesante per essere sopportata a lungo.

Le regine consorti, come è noto, indossano generalmente la celebre Corona di Maria di Modena, che fu consorte di Giacomo II d’Inghilterra, la cui corona dell’incoronazione è andata distrutta, mentre la Corona di Stato e il diadema sono invece custoditi nella Torre.

Uno dei gioielli più preziosi custoditi nella Torre, è senza dubbio, lo Scetro del Sovrano con la Croce (Sceptre with the Cross, del 1661), conosciuto anche con il nome di Scetro di St Edward e noto per includere il più grande diamante esistente al mondo (530 carati), la Grande Stella d’Africa. Lo scettro fu originariamente creato per l’incoronazione del re Carlo II nel 1661 e successivamente ridisegnato a seguito della scoperta del grande diamante Cullinan, di ben 106 grammi e a 530 carati.

Tra i gioielli più antichi esistenti nella Torre di Londra, troviamo il noto cucchiaio dell’unzione del XIII secolo, l’ampolla dell’unzione del XIV secolo e la saliera della regina Elisabetta I del 1573.

Tante e ancora numerose le collezione del tesoro della regina alla Torre di Londra. Una loro visita costituisce tappa obbligata per tutti coloro che si recano a Londra, per piacere culturale o per esperienza di vita. Rimarrete esterrefatti ed emozionati nell’ammirare la bellezza di questo tesoro senza prezzo.

Mentre siete in citta', oltre all' abbazia di Westminster e la cattedrale di Saint Paul,( e per chi e' appassionato di musei, il museo di scienze naturali),dovete assolutamente visitare il famosissimo museo delle cere! Spettacolare!!
Il biglietto d'ingresso e' un po' caro ma poco importa, tornerete a casa con un bellissimo ricordo...